Alberto Sordi e Lea Massari in "Una vita difficile"

CONFESSIONI ATTORNO A UN PIATTO DI PASTA

Ogni giorno è, per noi italiani, il miglior giorno dell’anno. 

Ogni giorno è, come oggi, la giornata mondiale della pasta: elemento che rappresenta tanto la routine domestica quanto l’esercizio, quotidiano, della fantasia di un popolo. 

Attraverso le sue innumerevoli forme la pasta prescrive, infatti, altrettante declinazioni a tavola: una combinazione pressoché infinita di possibilità, ovvero di ricette, il cui esercizio è affare sia domestico che collettivo perché essa è, per dirla con Moreno Cedroni, “design commestibile” e, come tale, riguarda tutti noi che, replicandola, possiamo oggi anche concederci di rievocare, volendo, preziosi ricordi d’infanzia. 

A questo proposito, non è un caso che ciascuno di noi vanti un proprio alfabeto in fatto di pasta che, certamente, comincia un proprio piatto della memoria. 

Quello della sottoscritta coincide con degli spaghetti, ma potevano anche essere bucatini, conditi con pomodorini saltati in padella, gorgonzola e rucola: era un piatto figlio degli anni ’90 che mia madre imbastiva di buon grado – pomodorini e rucola sono tuttora inamovibili, nella sua lista della spesa – e che diventava foriero di un messaggio preciso: una missiva il cui compito era quello di informarmi che, nonostante il poco tempo a disposizione, lei voleva prendersi cura di me. 

Nel suo primo anno di vita Passione Pasta ha raccolto, tra le altre cose, confidenze assai simili a quella che avete appena letto: confessioni di un’intimità disarmante arrivate da chef che, tornati bambini, ci hanno permesso di entrare nella dimensione più privata, più domestica della loro infanzia. Come il già citato Moreno Cedroni per cui il primo piatto di pasta coincide col ricordo degli spaghetti rossi con le vongole: “penso che mia madre me li mettesse anche nel biberon – ammette ridendo – del resto, abitavamo di fronte al mare e le vongole erano raccolte con tanta assidua costanza che spesso non sapevamo cosa farne; ecco allora che si combinavano questi sughi belli, densi, ricchissimi di gusto“, sughi che diventeranno parte integrante della cucina odierna del maestro di Senigallia.

Restando in zona, per Mauro Uliassi la pasta della memoria coincide con un piatto di “boccolotti (gobetti oppure pipette oppure lumache) – precisa – con il ragoût e i piselli: era la pasta di quando andavo all’asilo e, comunque, era la pasta che trovavi in tutte le case tra gli anni Sessanta e Settanta.” 

Ma il potere evocativo della pasta è tale che essa può trasfigurare da forma di reminiscenza personale a rappresentazione vera e propria, da sottoporre quindi al proprio pubblico. È quello che fa Giuseppe Iannotti che ammette: “Il mio piatto di pasta della memoria? Quale se non la pastina con il formaggino che continuo a mangiare e a far mangiare ai miei ospiti in chiave fanciullesca?

Medesimo anelito riguarda anche Alberto Gipponi, che ammette: “La penne rigate in bianco con olio e/o burro e grana… una  meraviglia – con la fame di un ragazzo di 14 anni – fare questo mix […] di grassi e carboidrati terribili, perfetti per riempire la fame“, gli stessi che oggi riattualizza ne “la pasta bianca con senza niente dentro“.

Più privato e personale, invece, il rapporto col primo piatto di pasta di Matteo Baronetto (coming soon), spaghetti al burro e pane grattugiato, per la precisione, e di Salvatore Bianco (coming soon), che ricorda gli spaghetti al pomodoro: “Essendo di Torre del Greco sono stato tirato su a conserve fatte in casa, per cui non potrebbe essere altrimenti: se ci penso sento già il profumo che mi sale al naso.” Per Davide Caranchini, che vanta una mamma di origini calabresi, il primo ricordo è quello della pasta con le melanzane; per Antonio Guida le “sagne ‘ncannulate”, un piatto che rappresenta il pranzo della domenica e mi riporta all’infanzia, alla mia terra e alla mia famiglia” così come per Luigi Taglienti con “lo spaghetto al sugo rosso con vongole che mia nonna chiamava “ciamaruche”, condito con prezzemolo e abbondante peperoncino.

Quanto a Riccardo Camanini, lui vi dirà che non ha mai legato la sua memoria personale a un piatto odierno, ma a noi piace pensare che il suo spaghetto al burro e lievito di birra non sarebbe mai esistito se non ci fossero stati “gli spaghetti al burro” della mamma.

* In copertina, un fotogramma dal film di Dino Risi “Una vita difficile”, con Alberto Sordi e Lea Massari.

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