1. Qual è stato il primo piatto di pasta sedimentatosi nella sua memoria gustativa?

Pici all’agliata. Era il piatto preferito di mio nonno e la nonna lo faceva spesso.

2. Dal 1972 a oggi quali sono, o sono stati, i piatti di pasta più significativi nella storia di Caino?

Ravioli di Cinta Senese in brodetto di gallina e castagne; Tortelli cacio e pere, salsa di rape rosse e papavero; Pappardelle all’aglio dolce e rosmarino accoppiate al parmigiano con faraona e pomodoro fresco; Ravioli di olio extravergine d’oliva con coulis di pomodoro fresco; Pici con pomodorini alla brace, crema di piselli, alici fresche e bottarga;  Pappardelle accoppiate al formaggio di fossa con ragù di asparagi e pancetta.

3. Nel menu, accanto a manufatti prettamente maremmani come pappardelle e pici, convivono elementi extra-regionali come tagliolini, ravioli e rigatoni. Quali formati sceglie con maggior costanza, e perché?

Scelgo i tagliolini che si fanno comunemente anche nelle nostre case, chiamati anche taglierini o tagliatini. Trovo che siano un buon compromesso: è un formato di pasta che esalta molto i sapori del condimento.

4. “Pici all’essenza di un’Amatriciana diversa” è un piatto che, oltre al gusto “comfort” e all’apparente facilità di lettura, si prende più di una licenza nei confronti del territorio e della tradizione. Come nasce un piatto come questo?  

In occasione di una pubblicazione di un libro a tema, dove venivano presentate più versioni di “Amatriciana”. Avevamo la necessità di presentare qualcosa di nuovo e tecnicamente più complesso della ricetta tradizionale.

5. Quali caratteristiche ha, per Valeria Piccini, il piatto di pasta perfetto?

Sicuramente goloso, ben mantecato (possibilmente con olio d’oliva) e al dente.

6. Come si immagina la pasta del futuro?

Mi piacerebbe che in futuro, in tutte le cucine nel mondo, possa esser fatta una pasta con i criteri della nostra cucina italiana.